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Negozi dell'usato: l'evoluzione europea

Venerdì 20 Settembre 2019
Giulia Giarola

L’usato, che sia di lusso o no, è un mercato in continua espansione su cui si sta sviluppando una nuova economia sempre più forte: la Second Hand Economy in Italia vale 23 miliardi di euro con una incidenza sul Pil pari all’1,3%, inoltre negli ultimi 5 anni è cresciuta del 28% (dati Doxa). Una tendenza che aumenta di pari passo con la consapevolezza delle persone, che si rendono conto ogni giorno di più quanto valgono gli oggetti che hanno in casa (e che non utilizzano). L’usato comunque non cresce solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo. La globalizzazione, infatti, non è solo industriale o finanziaria, ma è anche nei modelli di consumo e l’usato sta ufficialmente passando dalla serie B alla serie A. Perché? Quali sono i motivi che hanno aiutato la crescita del mercato di seconda mano?

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Sostenibilità ambientale e usato: una scelta di vita


Secondo l’Osservatorio 2018 condotto da Doxa, comprare e vendere usato si conferma al quarto posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (50%), subito dopo la raccolta differenziata (95%), l’acquisto di lampadine a Led (78%) e prodotti a chilometro 0 (55%). Se tra chi acquista da un lato scende quindi la percentuale di chi fa second hand per risparmiare (60% contro il 70% del 2017), che rimane tuttavia rilevante, confermando la possibilità di fare un buon affare come driver nella compravendita dell'usato, dall'altro cresce la scelta dettata dalla volontà di trovare pezzi unici o vintage (50%) e di contribuire all'abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (43%).

Una tendenza che avvalora la tesi dell’economia dell’usato come parte dell’economia circolare, grazie alla quale gli oggetti che hanno vissuto una prima vita, ne possono vivere una seconda. Ma anche una terza o una quarta: basti pensare che il 33% di chi acquista usa l'oggetto e poi lo regala quando non serve più, mentre il 9% lo rivenderà in futuro.




I colossi della Second Hand Economy in Europa


Se da un lato la sostenibilità ambientale è un fattore rilevante che ha sicuramente determinato un’impennata dell’usato negli ultimi anni, dall’altro la sua crescita esponenziale in Europa è dovuta anche a un altro motivo che influenza sempre di più i comportamenti di consumo degli utenti. Stiamo parlando di un’evoluzione sociale e culturale che ha trasformato completamente la veste con cui eravamo abituati a vedere il mondo dell’usato.

I mercatini sono diventati dei negozi simili in tutto a quelli del nuovo, si sono organizzati, sono nati i primi franchise e si sono formati i colossi del second hand, come Happy Cash (che conta più di 87 negozi tra Francia e Belgio) e Troc.com che presto si fonderanno. Nella prima metà del 2019, infatti, il gruppo Happy Cash ha già annunciato l'acquisto di 100 punti vendita del leader europeo dell'occasione Troc.com. E recentemente, Pascal Lebert, direttore del gruppo, ha deciso di cambiare il nome di questi negozi in "Happy Troc" con l'obiettivo di federare i vari marchi entro due anni. Una bella impresa visto che Troc.com è un network diffuso in tutta Europa con centinaia di negozi dell'usato operativi in Francia, Germania, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera, con un giro d’affari di oltre 150 milioni di euro.

"Sebbene il marchio mantenga la sua attività principale di mobili, decorazioni ed elettrodomestici, svilupperà le sue offerte di servizi e il suo dipartimento ad alta tecnologia, a seconda dei negozi, al fine di soddisfare una domanda crescente su questo mercato", ha dichiarato Pascal Lebert, "Gli affiliati Happy Troc possono, se lo desiderano, integrare la loro offerta con quella già implementata dal gruppo Happy Cash, come la riparazione dei telefoni o il noleggio. Per un'offerta più raffinata e una migliore esperienza del cliente, il layout dei negozi verrà riprogettato e una moltitudine di novità animerà quotidianamente l'atmosfera dei negozi."

Negozi dell'usato come quelli del nuovo


Niente più rigattieri, addio alla merce inutilizzabile perché rotta, sporca troppo usurata. Benvenuto, invece, l’usato di ottima qualità, esposto con cura e precisione in negozi belli, puliti e luminosi, che non hanno niente da invidiare al mercato del nuovo e che, anzi, rimettono in circolo oggetti che possono durare ancora a lungo prima di portare a termine il loro ciclo vitale. Negozi accoglienti, ordinati, ben organizzati e pianificati, dove niente è lasciato al caso e che hanno fatto della sostenibilità un baluardo sempre più apprezzato dai consumatori, per mettere all’angolo quelle brutte abitudini da società usa e getta che devastano il nostro pianeta.

Come i negozi del ReTuna a Stoccolma, il primo centro commerciale al mondo dedicato completamente all’usato. Nato da un’idea di Rob Greenfield, giovane viaggiatore e ambientalista, non è il solito maxi polo dove fare la spola tra una vetrina e l’altra curiosando tra marchi di fama internazionale. Qui vige un solo imperativo: tutti i negozi e i prodotti devono essere rispettosi dell'ambiente. I numeri dimostrano che l’esperimento sta funzionando: il ReTuna ospita dalle 600 alle 700 persone al giorno. Sarebbe un esperimento molto interessante se anche in Italia venissero introdotti dei centri commerciali di questo tipo, un traguardo che forse non è così lontano come si potrebbe pensare. Dopotutto, 1 italiano su 2 ha comprato o venduto usato nel 2018 e il 43% l’ha fatto nell’ultimo anno. Mai dire mai.

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