Tessile circolare, cosa aspettarci dal 2026?
Articolo apparso a marzo su Oltreilgreen24, newsletter di approfondimento realizzata da Safe-Hub delle Economie Circolari in collaborazione con il Sole24ore. Si ringrazia Safe-Hub delle Economie Circolari per la gentile concessione.
Il 2026 sarà in tutta evidenza l’anno in cui, dopo tanto fermento, dibattito e preparativi, assisteremo ai primi importanti impatti della Strategia Europea per il Tessile Circolare e Sostenibile. La Responsabilità Estesa del Produttore del Tessile (EPR) sarà adottata in alcuni importanti paesi dell’Unione, tra i quali l’Italia, e a luglio entrerà in vigore il Divieto di distruzione dei capi invenduti imposto dal Regolamento Europeo “Ecodesign”.
“Se facendo una metafora comparassimo il nuovo scenario del tessile circolare a un grattacielo, potremmo considerare l’applicazione di EPR e Divieto di distruzione dell’invenduto come un pezzo preponderante delle fondamenta”, commenta Massimiliano Marin, Business Development Manager dell’area tessile di SAFE-Hub delle Economie Circolari.
“Siamo al di là della fase di progettazione: il cantiere ormai è aperto, e in men che non si dica un bel pezzo dell’edificio sarà costruito. Il 2026 sarà l’anno spartiacque, in cui la nuova logica rimpiazzerà definitivamente quella antica nell’esprimere i driver che concretamente guidano il settore”.
La Responsabilità Estesa del Produttore
L’articolo 22 bis della Direttiva Europea sui rifiuti 2008/98/CE, introdotto a settembre 2025 dalla Direttiva 2025/1892, obbliga gli Stati Membri a istituire regimi di responsabilità estesa del produttore per il tessile entro il 17 aprile 2028. In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha prodotto nel 2025 uno schema di Decreto Ministeriale che istituisce un regime di responsabilità estesa del produttore per il tessile. Inoltre, la legge di delegazione europea 2025, attualmente in esame al Senato, delega il governo per il recepimento della direttiva 2025/1892, che include le disposizioni europee in merito all’istituzione della responsabilità estesa del produttore.
In numerose occasioni pubbliche esponenti del MASE hanno annunciato che il decreto sull’EPR tessile sarà pubblicato entro la primavera del 2026.
“Non c’è ragione di dubitare della tempistica promessa dal Ministero, anche perché i principali stakeholder, che negli ultimi due anni e mezzo faticavano a mettersi d’accordo su prerogative, responsabilità e distribuzione delle risorse, rendendo politicamente complessa l’elaborazione del Decreto, hanno trovato convergenze sostanziali”, osserva Marin. “La crisi di mercato del settore del riutilizzo e riciclaggio tessile ha contribuito in modo determinante ad allineare le posizioni. La frazione valorizzabile delle raccolte differenziate tessili, che negli ultimi venticinque anni aveva mantenuto in attivo le filiere, non basta più a garantirne la sostenibilità economica; i bassi prezzi di mercato del riutilizzabile e del riciclabile, così come l’aumento delle quote da smaltire, rendono impossibile pagare i costi operativi della raccolta differenziata, e tantomeno esistono i margini per continuare a offrire contributi economici ai Comuni e alle stazioni appaltanti che affidano il servizio. Il rifiuto tessile ha smesso di essere oggetto di contesa, e tutti quanti hanno molto chiaro che la raccolta differenziata del tessile, che dal 2022 è obbligatoria, può essere sostenuta solo con l’appoggio finanziario, e anche organizzativo, dei consorzi di produttori. In caso contrario, diventerà l’ennesima voce in passivo degli enti locali”.
“Negli ultimi tre anni, nonostante l’EPR tessile italiano tardasse ad arrivare, i produttori del tessile-abbigliamento made in Italy non hanno di certo dormito. Grazie all’aiuto di SAFE-Hub delle Economie Circolari, il consorzio Retex.green (spin-off di Confindustria Moda e Fondazione del tessile italiano) dispone già di una rete nazionale ed internazionale di raccolta e recupero, e ha implementato una grande quantità di progetti pilota che sfruttano tutte le possibilità d’azione consentite dalla legge”.
“La legge italiana, ad esempio, non esistendo ancora il regime EPR, non permette di raccogliere rifiuti urbani presso i punti retail. Calzedonia e Golden Lady, desiderose di applicare su scala le loro tecnologie di riciclaggio chimico della poliammide, si sono rivolte a noi per creare un sistema di raccolta dei collant usati a partire dai punti retail francesi, dato che in Francia l’EPR esiste già e i dettaglianti possono essere usati come depositi preliminari. SAFE ha contribuito al processo anche individuando le tecnologie di riconoscimento automatico delle fibre dei collant. In partnership con produttori austriaci e italiani, che operano dalla produzione delle fibre fino alla creazione del tessuto e del capo di abbigliamento, abbiamo costruito un sistema di recupero dei teli che vengono utilizzati nei ghiacciai alpini per rallentarne lo scioglimento. In parallelo abbiamo esplorato le filiere africane della seconda mano, con il fine di trovare formule di tracciabilità ed innalzamento degli standard ambientali che permettano di gestire il post-consumo italiano ed europeo in modo trasparente e sostenibile; l’Africa, di fatti, è il principale mercato mondiale del riutilizzo”.
“Non avendo ancora pieno accesso ai rifiuti urbani, abbiamo scaldato i motori delle nostre reti di raccolta e recupero dedicandoci ai rifiuti post-industriali, che sono gestiti liberamente dai produttori, mettendo in campo innovazione tecnologica e strumenti di tracciabilità avanzati, in partnership con le eccellenze del tessile italiano. Abbiamo poi creato una logistica integrata, di livello nazionale ed europeo, per la raccolta e il recupero degli abiti di lavoro scartati dalle aziende, e, dipendendo dalle loro esigenze, avviamo gli abiti a riutilizzo, togliendo i loghi, oppure li rendiamo oggetto di creazioni up-cycling; su richiesta, li usiamo per produrre pezzame industriale a partire da semplici operazioni di taglio. Non abbiamo tralasciato neanche la dimensione territoriale e locale, che nel sistema che sta nascendo continuerà ad avere un ruolo fondamentale. Dopo l’accordo di programma firmato con il Comune di Milano e Retex.green, finalizzato alla sperimentazione di raccolte parallele nel rispetto della privativa comunale, abbiamo avviato ragionamenti operativi con altri importanti Comuni italiani”.
La dimensione EPR, così come quella della produzione tessile, va pensata in ottica europea. Lo scorso 26 gennaio i principali consorzi di produttori tessili italiani, assieme ad analoghi consorzi di altri paesi europei e all’associazione di categoria del tessile europeo Euratex, hanno firmato e diffuso una dichiarazione congiunta. I firmatari chiedono di armonizzare i sistemi EPR adottati dagli Stati Membri preservando il protagonismo dei produttori, in contrasto con i modelli statalizzati. Alcuni Stati infatti (tra i quali non c’è l’Italia), stanno progettando regimi gestiti direttamente e in modo centralizzato dall’amministrazione pubblica, che mirano a ridurre il ruolo dei produttori a quello di semplici finanziatori, trasformando il contributo ambientale, de facto, in una tassa indiretta imposta al consumatore.
“I sistemi EPR devono rimanere guidati dal produttore, trasparenti e responsabili, come richiesto dall’articolo 8a della direttiva quadro sui rifiuti”, dichiarano i firmatari del testo. “L'armonizzazione in tutta l'UE è essenziale per garantire un mercato unico funzionante e ridurre inutili oneri amministrativi", ed "è necessaria una chiara separazione dei ruoli tra ente regolatore, supervisore e gestore per sostenere la buona governance ed evitare conflitti di interesse”. Occorre “progettare regimi EPR che preservino la responsabilità del produttore e una buona governance”. “L'EPR”, di fatti “è una pietra angolare nel quadro dell'economia circolare dell'UE”, ed è stato progettato “per garantire che i produttori si assumano la responsabilità della gestione del fine vita dei prodotti che essi immettono sul mercato (…)”.
Nell’elencare le inefficienze dei regimi EPR statalizzati, resesi evidenti in passato con altre frazioni di rifiuto come gli imballaggi e le batterie, i firmatari sottolineano anche che l’esclusione dei produttori dai processi decisionali ed organizzativi dell’EPR inibisce gravemente la possibilità di integrare la responsabilità del recupero dei rifiuti con il complesso delle operazioni, iniziative ed investimenti che sono necessari alla creazione di un vero scenario di economia circolare.
Il divieto di distruzione dell’invenduto
Il 9 febbraio la Commissione Europea ha adottato nuove misure nell'ambito del Regolamento UE “Ecodesign” (ESPR) per prevenire la distruzione di capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Si tratta di una delle decisioni che il Regolamento delega direttamente alla Commissione.
Nella nota stampa diffusa subito dopo l’adozione del provvedimento, la Commissione sottolinea che ogni anno in Europa, “dal 4 al 9% dei prodotti tessili invenduti viene distrutto prima ancora di essere indossato. Questi rifiuti generano circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, quasi pari alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021”.
“Per contribuire alla riduzione di questa pratica dispendiosa, l'ESPR impone alle aziende di divulgare informazioni sui prodotti di consumo invenduti che smaltiscono come rifiuti. Introduce inoltre il divieto di distruzione di capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti”.
Gli atti delegati e di esecuzione adottati il 9 febbraio supporteranno le imprese nel rispetto di questi requisiti:
-
Chiarimento delle deroghe: l'atto delegato delinea circostanze specifiche e giustificate in cui la distruzione sarà consentita, ad esempio per motivi di sicurezza o danni al prodotto. Le autorità nazionali ne supervisioneranno il rispetto.
-
Facilitazione della divulgazione: l'atto di esecuzione introduce un formato standardizzato per le imprese che desiderano comunicare i volumi di beni di consumo invenduti di cui si disfano. Ciò si applicherà a partire da febbraio 2027, dando alle imprese tempo sufficiente per adattarsi.
-
Invece di smaltire le scorte, le aziende sono incoraggiate a gestirle in modo più efficace, valorizzando i resi e valutando alternative come la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.
Il divieto di distruzione di indumenti, accessori e calzature invenduti e le relative deroghe si applicheranno alle grandi aziende a partire dal 19 luglio 2026. Si prevede che le medie imprese seguiranno l'esempio nel 2030. Le norme sulla trasparenza previste dall'ESPR si applicano già alle grandi aziende e si applicheranno anche alle medie imprese nel 2030.
"Il settore tessile è all'avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma permangono ancora delle sfide. I numeri relativi ai rifiuti dimostrano la necessità di agire. Con queste nuove misure, il settore tessile sarà in grado di orientarsi verso pratiche sostenibili e circolari, e potremo aumentare la nostra competitività e ridurre la nostra dipendenza", ha contestualmente dichiarato la Commissaria Europea per l’Ambiente Jessika Roswall.
“Gli impatti dell’atto delegato della Commissione sulla dimensione di mercato degli outlet, degli stocchisti e degli operatori della seconda mano sarà considerevole”, osserva Massimiliano Marin di SAFE-Hub delle Economie Circolari. “Anche in questo ambito, stiamo preparando il terreno da un paio d’anni, impostando formule che aiutino i produttori a riallocare in modo sostenibile il loro invenduto senza stravolgere le loro politiche di marketing”.
Le prossime innovazioni in cantiere
“Ulteriori e determinanti sviluppi legislativi arriveranno relativamente presto” avverte Marin. “Nell’ambito della tracciabilità dei prodotti tessili avrà un forte impatto l’introduzione Passaporto Digitale, che fornirà informazione e registro non solo delle fasi di progettazione, produzione e distribuzione, ma anche di quelle post-consumo, andando a integrarsi in modo diretto con l’EPR. Riciclaggio e riutilizzo riceveranno poi un grande booster con gli atti delegati sull’ecoprogettazione del prodotto, che dovrà contenere materiale riciclato ed essere riutilizzabile, riparabile e riciclabile. In entrambi i casi, si tratta di decisioni delegate alla Commissione nel quadro del Regolamento UE Ecodesign, che diventeranno probabilmente operative tra il 2027 e il 2028”.
“In parallelo, sono numerosi i percorsi legislativi ambientali e di due diligence che contribuiranno, in modo diretto o indiretto, al consolidamento dello scenario tessile circolare, e non tutti si limitano all’Europa. L’import-export degli abiti usati e delle materie secondarie tessili, in particolare, è oggetto di un intenso dibattito in ambito ONU e presso le COP: le conferenze delle parti dei governi che prendono decisioni sui trattati internazionali, includendo i flussi transfrontalieri di rifiuti. Gruppi di lavoro specifici sono stati creati, con l’obiettivo di aumentare la tracciabilità e sostenibilità delle filiere tessili; i provvedimenti che ne risulteranno andranno potenzialmente a ridisegnare il funzionamento dell’intero settore mondiale del recupero, cambiando costi, standard e parametri di mercato”.
Le letture che ti consigliamo per avvicinarti alla sostenibilità: