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Rete ONU a Ginevra per il Trattato sulla Plastica

Venerdì 29 Agosto 2025

Matteo Saltalippi - Direttore del Comitato Scientifico di Rete ONU

A Ginevra, dal 4 al 15 agosto 2025, si è svolto l’ultimo meeting dell’Intergovernmental Negotiating Committee (INC), incaricato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) di gestire i negoziati sul trattato contro l’inquinamento da plastica. Delegati provenienti da 183 nazioni si sono riuniti al Palais des Nations, con oltre 2.600 partecipanti: circa 1.400 rappresentanti governativi e quasi 1.000 osservatori in rappresentanza di almeno 400 organizzazioni, inclusi popoli indigeni, waste pickers, attivisti e scienziati.

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L’incontro si è concluso con un nulla di fatto: non si è infatti giunti a un trattato universale con valore legale per la lotta all’inquinamento da plastica, anche a causa dell’opposizione degli stati produttori di petrolio, che hanno bloccato il processo negoziale, come già accaduto a Busan (INC5). Tuttavia, si è evitato un trattato annacquato nei suoi termini, che non avrebbe avuto efficacia.

Pur senza un accordo finale, i negoziati hanno comunque favorito lo scambio di conoscenze e hanno permesso a società civili, ONG e associazioni impegnate nel riconoscimento dei lavoratori che recuperano, riusano e riciclano la plastica di fare fronte comune e definire strategie condivise. Questo era a mio avviso il sentire diffuso l’ultimo giorno, dopo la lunga assemblea plenaria iniziata alle 5:30 del mattino per tirare le somme dei lavori.




La delusione degli operatori vulnerabili

Il fallimento dei negoziati di Ginevra (INC5.2) rappresenta un passo indietro anche per i 40 milioni di lavoratori che, in tutto il mondo, contribuiscono quotidianamente a ridurre l’inquinamento attraverso attività informali di raccolta, riciclo e riuso. Internazionalmente conosciuti come waste pickers, questi lavoratori non solo sono in prima linea nella lotta contro l’inquinamento da plastica, ma ne subiscono in modo sproporzionato gli impatti ambientali e sanitari. Le comunità in cui operano, spesso marginalizzate, sono tra le più colpite dalla dispersione di questi rifiuti e dall’esposizione ai loro effetti nocivi.

Il termine stesso di waste pickers è rivendicato come simbolo di dignità e identità: un lavoro che trasforma lo scarto in risorsa, oggi minacciato dall’aumento incontrollato della produzione di plastica a basso valore. Per questo, fissare limiti alla produzione e garantire ai waste pickers un coinvolgimento diretto nelle decisioni politiche, insieme a un riconoscimento formale nei sistemi di gestione dei rifiuti, sarebbe un passo fondamentale.

Come rappresentante della Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato (Rete ONU) e dell’International Alliance of Waste Pickers (IAWP), a cui Rete ONU è affiliata, ho avuto modo di collaborare alle sessioni di revisione del testo prodotto dal chair incaricato di supervisionare il processo di negoziazione dopo la consultazione con gli Stati. Alla luce di questa esperienza posso affermare che, pur essendo positivo l’inserimento nella bozza del trattato di riferimenti ai waste pickers nell’articolo sulla “transizione giusta” (comunque contestato dagli Stati Uniti, che ne chiedevano una versione più debole), resta criticabile la natura volontaria e non vincolante delle disposizioni. Senza obblighi chiari, i principi enunciati rischiano infatti di restare lettera morta. Almeno 114 Stati hanno già espresso sostegno a un meccanismo vincolante, e sia l’IAWP che Rete ONU continueranno a battersi per ottenere la stessa cosa.




I waste pickers del riuso

In Europa i waste pickers recuperano principalmente oggetti dai cassonetti, dai centri comunali o dai traslochi. Sebbene alcuni continuino a occuparsi della raccolta e vendita di rottami metallici, negli ultimi decenni la loro attività si è orientata soprattutto verso la raccolta di beni usati da rivendere nei mercatini. Tuttavia, le elevate tariffe per le licenze e la mancanza di riconoscimento legale hanno costretto molti a operare nei mercati informali. Questo passaggio dal riciclo al riuso è il risultato di molteplici fattori economici e normativi, tra cui l’introduzione della raccolta differenziata formale e dei sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR). In Italia sono attivi tra i 60.000 e i 70.000 operatori vulnerabili del ciclo dei rifiuti che rientrano nella definizione di waste pickers. Le politiche di gestione dei rifiuti, però, sono state concepite includendo tutti gli attori della filiera tranne gli operatori vulnerabili, progressivamente esclusi dalle regole e dalle dinamiche di mercato.

Obiettivo riconoscimento

Rete ONU promuove invece politiche più eque, tra cui un sistema EPR che favorisca i mercati dell’usato. Un obiettivo chiave è il riconoscimento del contributo degli operatori vulnerabili del ciclo dei rifiuti, della cui esistenza le politiche ambientali dell’UE dovrebbero prendere atto. Un approccio organico e inclusivo è indispensabile per valorizzare il loro ruolo nel settore del riuso e del riciclo.

Un trattato vincolante sulla plastica sarebbe dunque uno strumento essenziale per garantirne la reale inclusione e riconoscerne il contributo insostituibile alla costruzione di un’economia circolare più equa e sostenibile. Sebbene la conclusione dell’INC5.2 sia stata deludente per molti, resta la motivazione a proseguire. I prossimi passi spettano al Bureau dell’INC, che dovrà decidere le date, la sede, la base per il proseguimento dei negoziati e se avviare un lavoro intersessionale.

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