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Overshoot Day, il riuso aiuterebbe a prevenire il disastro

Mercoledì 24 Maggio 2023

Alessandro Giuliani

Quest’anno in Italia l’Overshoot Day è arrivato il 15 maggio. Questo ci posiziona, assieme ad altri paesi iper-consumisti, in un gruppo di paesi “canaglia” che più degli altri contribuiscono all’esaurimento delle risorse naturali del pianeta. A livello globale, infatti, si prevede che l’Overshoot Day arriverà fra più di due mesi, attorno al 27 luglio. In generale c’è poco da scherzare. La situazione sta precipitando! Nel 1972 l’Overshoot Day mondiale era arrivato il 10 dicembre e nel 2002 il 18 settembre. Negli ultimi anni, con rarissime eccezioni come il 2020 pandemico, la data in cui abbiamo esaurito le risorse a nostra disposizione è stata sempre anticipata. I numeri non mentono: la tendenza all’insostenibilità continua a marciare trionfante nonostante tutti gli sforzi fatti da governi, imprese e consumatori in favore dell’economia circolare, e in questo contesto gli italiani, nonostante amino presentarsi al mondo come avanguardia nelle politiche ambientali, sono davvero lontani da poter dare il buon esempio.

overshoot-day

Dobbiamo quindi chiederci, con autentico spirito autocritico: la “transizione ecologica” nostrana sta andando alla velocità giusta?

I motivi dell’esaurimento anticipato delle risorse sono molti, e tra questi c’è anche la breve durata della vita dei beni durevoli, che diventano troppo presto rifiuti. Non a caso tra le priorità indicate dalla Strategia Europea per l’Economia Circolare ci sono l’aumento della durevolezza (potenziale di durata) dei beni in virtù di progettazioni più sostenibili e l’aumento della loro effettiva durata per mezzo del Riutilizzo. Senza Riutilizzo il potenziale di durata non si può esprimere appieno perché nella vita delle persone e delle famiglie esiste la necessità strutturale di liberarsi ciclicamente di una certa quota dei propri beni durevoli. Questo accade quando c’è un trasloco, oppure quando va svuotato l’appartamento di un anziano che è morto, quando i figli crescono e i vestiti diventano troppo piccoli, o semplicemente quando un bene non serve più. Nella grandissima maggioranza dei casi questi beni possono trovare un nuovo proprietario, ma perché questo accada è indispensabile che esistano sistemi di intercettazione adeguati, stoccaggi, trasporti, sistemi di distribuzione diversificati e adatti a ogni target. Il settore del second-hand offre i valori aggiunti che rendono possibile il match tra l’offerta di usato e la sua domanda. Regalare i propri beni a fratelli e cugini funziona, ma fino a un certo punto.




Secondo il Comitato Promotore dell’Overshoot Day (che include WWF, Club di Roma, Global Nature Fund e molte altre prestigiose realtà istituzionali e dell’ambientalismo) se la durata di vita media degli abiti raddoppiasse, l’Overshoot day arriverebbe 5 giorni dopo. Considerato che in un anno ci sono 365 giorni, ciò risolverebbe l’uno e mezzo per cento del problema. Sembra poco ma non lo è: siamo infatti all’apice dell’era del fast-fashion e buona parte degli abiti acquistati dura ormai una o due lavatrici. Raddoppiare non è tecnicamente difficile. Per moltiplicare di decine di volte la durata media di vita degli abiti basterebbe fare acquisti di migliore qualità e sistematizzare il Riutilizzo. Il raddoppio della vita dei mobili ritarderebbe l’Overshoot day di un singolo giorno, ma anche in questo caso vale lo stesso ragionamento, perché i mobili di scarsa o scarsissima qualità dominano ormai il mercato. E alle potenzialità ecologiche della durevolezza di abiti e mobili andrebbe aggiunta quella degli elettrodomestici, dei giocattoli, e di tutte le altre merceologie di beni durevoli.




Torniamo quindi alla domanda iniziale: in Italia la transizione ecologica corre alla velocità giusta? E ne aggiungiamo un’altra più specifica: cosa sta facendo il governo italiano per favorire e moltiplicare il riutilizzo dei beni? Oggi il settore dell’usato, secondo i dati di Rete ONU, riutilizza mezzo milione di tonnellate ogni anno, e lo fa senza essere sostenuto dalle istituzioni pubbliche (che anzi, spesso e volentieri, mettono i bastoni tra le ruote). Ma ci sono almeno altre 600.000 tonnellate che attraversano i Centri di Raccolta Comunali e che in presenza di impiantistiche adeguate di Preparazione per il Riutilizzo potrebbero essere reimmesse in circolazione. La Preparazione per il Riutilizzo però non parte perché non c’è un Decreto Ministeriale che stabilisca le procedure. La bozza di decreto è in discussione dal 2010: sono passati 13 anni! Altre centinaia di migliaia di tonnellate di beni potrebbero essere recuperate se l’intera parte riutilizzabile dei rifiuti tessili fosse intercettata in modo differenziato, e se il sistema impiantistico fosse sostenuto da efficaci schemi di responsabilità estesa del produttore: ossia da regimi di legge dove i produttori di vestiti nuovi siano chiamati ad organizzare e sostenere le filiere del recupero. Ma, anche in questo caso, c’è un decreto in discussione che tarda a uscire alla luce. Se il Governo avesse adottato questi semplici provvedimenti per tempo, quest’anno in Italia avremmo avuto almeno un milione di tonnellate di riutilizzo in più e con ogni probabilità l’Overshoot Day non sarebbe arrivato il 15 maggio ma almeno una settimana dopo (ad esempio oggi, il 23 maggio).

Ma potremmo ritardare l’Overshoot Day molto di più se l’integrato congiunto tra iniziative governative efficaci e comportamento dei consumatori spazzasse definitivamente via dal mercato i beni durevoli usa e getta rimpiazzandoli con beni realmente durevoli e di qualità accettabile. A quel punto, in presenza di filiere dell’usato forti, il tasso di Riutilizzo salirebbe alle stelle.

Sbrighiamoci: non c’è più tempo!

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