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Economia circolare: pilastri e benefici di questo modello
Mercoledì 17 Ottobre 2018
Giulia Giarola

Il modello di crescita economica che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni di storia, si definisce “economia lineare”, un’economia industriale, di mercato, basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine della vita del prodotto. Si potrebbe dire un’economia dalla culla alla bara per le grandi masse. Questo flusso di estrazione e dismissione di materia ha causato effetti ambientali dannosi come la contaminazione dei mari e della terra, il dramma dei rifiuti, le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico, guerre sanguinose per il controllo delle materie prime, forte diseguaglianza sociale.

 

economia circolare

 

Per elaborare un modello di sviluppo alternativo all’economia lineare, pensatori illustri come l’architetto Walter Stahel, il fisico Amory Lovins, i designer McDonough e Braungart, l’economista green Nicholas Georgescu-Roegen, hanno elaborato modalità alternative per fermare lo spreco di materia, l’inquinamento da fonti fossili, promuovendo la produzione efficiente, il riciclo, l’eco-design, le energie e fonti rinnovabili.

 

Il risultato di tutti questi anni di ricerche e sperimentazioni per un mondo più sostenibile è confluito nel concetto di economia circolare, ovvero un modello di economia che riduce e elimina lo scarto, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia e fa vivere più a lungo, massimizzando il valore d’uso i prodotti di consumo.

 

Cos’è l’economia circolare: vediamolo nel dettaglio

 

L’economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Una definizione che proviene dal lavoro della Ellen MacArthur Foundation, una delle realtà più attive nella promozione di questo modello di sviluppo, finanziata dalla velista Ellen MacArthur e sostenuta da colossi del mondo industriale come Google, H&M, Banca Intesa e dal Forum Economico Mondiale.

 

L’economia circolare, dunque, è un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.

 

L’economia circolare prevede la progettazione dall’inizio di un sistema più virtuoso rispetto a quello che regola l’economia lineare, un sistema che utilizzi in modo massiccio delle fonti di energia rinnovabile (elemento centrale della sostenibilità). Serve anche una forte capacità di innovazione e prodotti disegnati in maniera efficiente, che durino nel tempo e che nella loro interezza o nelle loro singole parti possano essere riciclabili o riutilizzabili in altre forme. Ad esempio: le bottiglie dovrebbero essere fatte in modo da rendere più semplice il riutilizzo, piuttosto che il riciclo. Un telefono cellulare dovrebbe essere costruito in modo da rendere semplice ed economico riciclarne i pezzi e recuperarne i materiali rari. Questi prodotti dovrebbero inoltre avere dei prezzi accessibili per il consumatore.

 

Tutto questo potrebbe portare con sé la fine di uno dei meccanismi su cui si basa l’economia lineare: l’obsolescenza programmata dei prodotti e potrebbe introdurre anche una serie di cambiamenti a livello culturale. Quella circolare è una forma di economia più collaborativa, che mette al centro non tanto la proprietà e il prodotto in quanto tale, ma la sua funzione e il suo utilizzo. Se una lavatrice viene progettata per funzionare per 10 mila cicli e non per 2 mila, può essere utilizzata da più di un consumatore attraverso l’attivazione di una serie di meccanismi economici a filiera corta: affitto, riutilizzo o rivendita diretta.

 

Per diventare un modello realizzabile e dominante l’economia circolare dovrebbe naturalmente garantire ai diversi soggetti economici una redditività almeno pari a quella attuale: non basta che sia “buona”, deve diventare conveniente. Gli incentivi a produrre sul modello di un’economia circolare sarebbero essenzialmente due: un risparmio sui costi di produzione e l’acquisizione di un vantaggio competitivo (un consumatore preferisce acquistare un prodotto di consumo circolare piuttosto che lineare). Prolungare l’uso produttivo dei materiali, riutilizzarli e aumentarne l’efficienza servirebbe a rafforzare la competitività, a ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas e a creare nuovi posti di lavoro: l’UE, facendo le sue proposte sul riciclaggio, ha stimato che nei paesi membri ne sarebbero creati 580 mila.

 

I pilastri dell’economia circolare

 

Cosa c’è alla base dell’economia circolare? Questo modello economico nasce per rispondere alle esigenze globali di sviluppo sostenibile, e riesce a farlo utilizzando dei princìpi che definiscono gli ambiti di azione in cui la circolarità può e deve essere perseguita.

 

Adottare un approccio circolare, quindi, significa rivedere tutte le fasi della produzione e prestare attenzione all’intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo rispettando dei criteri fondamentali:

 

1. ECO PROGETTAZIONE - Progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita, quindi con caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio o la ristrutturazione. L’uso di input da riciclo è un importante balzo in avanti nell’ottica di riduzione dell’impatto ambientale.

 

2. MODULARITÀ E VERSATILITÀ - Dare priorità alla modularità, versatilità e adattabilità del prodotto affinché il suo uso si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne. In termini di progettazione e manutenzione, questo criterio pone l’accento su un cambio di mentalità forte: trasformare la riparazione di un prodotto da complicata ad agevole.

 

3. ENERGIE RINNOVABILI - Affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fonti fossili. Diventa così necessaria la transizione dal modello lineare ad un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – sappia cogliere ogni opportunità di limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.

 

4. APPROCCIO ECOSISTEMICO - Pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti. Ad esempio, la condivisione di un bene tra più utilizzatori rappresenta un’opportunità di riduzione dei costi di accesso a tutta una serie di prodotti e servizi, un’occasione di interazione e coesione sociale attraverso l’utilizzo di piattaforme, ma anche una soluzione per aumentare l’utilizzo dei beni e quindi ridurre il numero di quelli necessari.

 

5. RECUPERO DEI MATERIALI - Favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità. Come in natura, dove nulla viene sprecato e ogni scarto diventa elemento nutriente di un altro organismo, lo stesso deve accadere nella produzione, dall’agricoltura all’industria attraverso il riuso.

 

I benefici dell’economia circolare

 

L’adozione di modelli in linea con i principi dell’economia circolare è stata inserita tra le priorità strategiche dell’Unione Europea in quanto rappresenta un’opportunità di crescita e sviluppo in termini di:

 

 

Verso un’economia circolare in Europa e in Italia

 

La transizione verso un’economia circolare per un uso efficiente delle risorse è tra le priorità dell’agenda europea, stabilita nell’ambito della strategia Europea Horizon 2020. Nel Settembre 2014 la Commissione Europea, in corrispondenza della prevista revisione della legislazione europea sui rifiuti, ha elaborato un pacchetto di misure che si pongono l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e di promuovere una più generale transizione verso un’economia circolare. Tali misure sono contenute nella Comunicazione “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti” che ha stimolato l’ingresso della tematica nel dibattito pubblico europeo.

 

In Italia, il 2 Febbraio del 2016, con la legge di stabilità 2016, è entrato in vigore il Collegato Ambientale (legge 28 dicembre 2015, n.221) contenente disposizioni in materia di normativa ambientale per promuovere la green economy e lo sviluppo sostenibile. Esso ha permesso che i principi dell’economia circolare entrassero a far parte dell’ordinamento Italiano. Agisce con ampio raggio su tutto ciò che riguarda l’ambiente, dalla gestione dei rifiuti fino alla mobilità sostenibile.

 

Nonostante l’inclusione di alcuni dei principi dell’economia circolare nella normativa sulla gestione dei rifiuti, c’è ancora molta strada da fare per poter parlare di un quadro normativo organico di riferimento in materia nell’ordinamento italiano. Attualmente, ad esempio, l’esigenza di semplificazione delle procedure autorizzative previste per il riciclo dei materiali, l’esistenza di normative contraddittorie e la mancanza di una normativa sulla qualità del trattamento sono alcuni degli elementi che spingono a definire il quadro normativo nazionale ancora inadeguato. Con l’attesa approvazione della Direttiva europea, nuove sfide di recepimento ed implementazione si apriranno anche nel nostro paese, la cui qualità sarà determinata anche dalla pressione esercitata dalla società civile e dalle realtà economiche che hanno già scelto di implementare processi di produzione virtuosi.

 

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