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Telefonia, audio e video secondhand: tecnologia responsabile

Venerdì 30 Gennaio 2026

La sostenibilità non riguarda solo ciò che indossiamo o ciò che mangiamo. Passa anche dagli oggetti che teniamo in mano ogni giorno, da quelli che portiamo in tasca, che accendiamo la sera o che ci accompagnano mentre ascoltiamo musica e guardiamo un film. Smartphone, cuffie, televisori, impianti audio e video sono diventati estensioni della nostra vita quotidiana, ma raramente ci fermiamo a chiederci quale sia il loro impatto ambientale, economico e sociale. Eppure, proprio il settore tecnologico è uno di quelli in cui il riuso può fare la differenza in modo concreto e immediato.

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Quando l’economia circolare entra in casa nostra

Nel mondo della tecnologia domina ancora un modello lineare, basato su produzione continua e sostituzione rapida. Nuovi modelli arrivano sul mercato a ritmo serrato, spingendo spesso a cambiare dispositivo anche quando quello che possediamo funziona ancora perfettamente. Questo meccanismo ha un costo elevato, soprattutto in termini ambientali.

L’economia circolare applicata a telefonia, audio e video propone un’alternativa: prolungare la vita dei prodotti, rimetterli in circolo, valorizzarne l’uso anziché la novità. Smartphone usati, televisori di seconda mano, impianti audio ancora efficienti diventano così parte di un sistema più virtuoso, in cui l’oggetto non è visto come usa e getta, ma come risorsa.

Scegliere un prodotto tecnologico secondhand significa interrompere il ciclo della produzione superflua e ridare valore a ciò che esiste già.

I numeri che raccontano l’impatto ignorato della tecnologia

Gran parte dell’impronta ambientale di un dispositivo elettronico si concentra nella fase di produzione. È un dato che spesso sorprende, perché il consumo energetico legato all’uso quotidiano è solo una parte del problema.

La produzione di uno smartphone, ad esempio, genera circa 55 kg di CO2 ancora prima che il dispositivo venga acceso. A questi si aggiungono mediamente 12 kg di CO2 all’anno legati all’uso e alla rete, portando il totale a circa 62 kg di CO2 all’anno. Alcune stime più ampie indicano un impatto complessivo che può variare tra 45 e 120 kg di CO2 per singolo dispositivo, a seconda del modello e del ciclo di vita considerato.

Questi numeri raccontano una realtà chiara: sostituire uno smartphone funzionante con uno nuovo ha un costo ambientale molto più alto di quanto si immagini. Lo stesso vale per televisori, sistemi audio e video, spesso cambiati per motivi estetici o di tendenza più che per reale necessità.

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Perché il riuso tecnologico conviene davvero

Dal punto di vista ambientale, acquistare dispositivi di telefonia, audio e video di seconda mano significa evitare nuove estrazioni di materie prime, ridurre il consumo energetico legato alla produzione industriale e limitare la quantità di rifiuti elettronici, una delle categorie più complesse da gestire.

Brevemente: quando un dispositivo elettronico non è più recuperabile, entra nel circuito dei rifiuti elettronici, i cosiddetti RAEE. In questa fase viene raccolto separatamente e avviato a impianti specializzati, dove prima di tutto si procede alla messa in sicurezza, rimuovendo batterie e componenti potenzialmente inquinanti. I dispositivi vengono poi smontati e i materiali separati, così da recuperare metalli, plastiche e vetro da reintrodurre nei cicli produttivi. È un processo complesso e necessario, ma anche energivoro e costoso: proprio per questo il riuso, quando possibile, rappresenta sempre la scelta più sostenibile, perché evita a monte la produzione di rifiuti.

Negli ultimi anni, il tema della durata dei dispositivi tecnologici è entrato con forza nel dibattito pubblico e industriale. Sempre più realtà stanno lavorando per allungare il ciclo di vita dei dispositivi digitali e degli elettrodomestici, intervenendo su riparabilità, disponibilità dei ricambi, aggiornamenti software più longevi e filiere di riciclo strutturate.

Facendo un ulteriore passo in avanti, in questo scenario il secondhand rappresenta una risposta concreta, immediata ed efficace a un sistema che sta cercando di correggere i propri eccessi. Il lavoro di selezione, verifica e rimessa in circolo dei dispositivi diventa parte di una filiera riconosciuta, che restituisce valore a oggetti ancora pienamente funzionali e contribuisce a rendere la tecnologia meno effimera e più accessibile.

Allungare la vita dei dispositivi significa anche rallentare la corsa alla sostituzione continua, permettendo a più persone di utilizzare strumenti affidabili senza dover sostenere i costi ambientali ed economici della produzione di nuovo hardware.

Come scegliere tecnologia usata in modo consapevole

Scegliere tecnologia secondhand oggi non significa improvvisare. Esistono realtà organizzate che si fanno carico della selezione e del controllo dei dispositivi, trasformando il riuso in un processo affidabile e trasparente. Nei negozi dell’usato, telefonia, audio e video vengono valutati, testati e rimessi in circolo secondo criteri chiari, offrendo ai clienti la sicurezza di un acquisto consapevole senza rinunciare alla qualità.

Allo stesso modo, allungare la vita di un dispositivo passa anche dai piccoli gesti quotidiani. Proteggerlo, aggiornarlo quando possibile, prendersene cura e resistere alla tentazione di sostituirlo prematuramente sono azioni semplici, ma dal grande impatto.

La tecnologia, se trattata con attenzione, può accompagnarci molto più a lungo di quanto siamo abituati a pensare.

Quando la tecnologia dura, il futuro respira

La sostenibilità non è fatta di grandi gesti isolati, ma di scelte quotidiane. Anche quando si parla di telefonia, audio e video, il riuso rappresenta una risposta concreta alle sfide ambientali, economiche e sociali del nostro tempo.

Scegliere dispositivi di seconda mano significa ridurre l’impronta ecologica, dare valore a ciò che già esiste e contribuire a un modello di consumo più responsabile. Una tecnologia che dura di più non è solo una scelta intelligente: è un investimento sul futuro che vogliamo abitare.

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