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Il settore dell’usato in Italia: operatori e riconoscimento

19 Aprile 2026

Mentre nel mondo i grandi marchi industrializzano la seconda mano, in Italia il settore dell’usato ha una sua fisionomia, fatta soprattutto di operatori indipendenti. Questo articolo racconta com’è strutturato il settore dell’usato in Italia, chi sono i suoi protagonisti, quali associazioni lo rappresentano e attraverso quale percorso è arrivato al riconoscimento istituzionale. È pensato per chi opera nel comparto o vuole capirne la struttura. Per il quadro più ampio dell’usato che diventa industriale resta il riferimento l’articolo sul recommerce.

Assortimento di capi d'abbigliamento di seconda mano appesi su un appendiabiti in un negozio

Il secondhand italiano è un comparto economico maturo e diffuso, ma con un volto diverso da quello dei grandi operatori internazionali. La sua spina dorsale sono i negozi in conto vendita, i mercatini storici, le piattaforme di compravendita online e gli operatori del tessile, in larga parte piccole e micro imprese. È un tessuto fatto di tanti soggetti radicati nel territorio, più che di pochi grandi marchi, e proprio questa struttura ne definisce forza e bisogni.

Questa fisionomia distingue l’Italia da altri mercati. Dove all’estero la seconda mano cresce spinta da grandi piattaforme e da programmi dei marchi, da noi il cuore del settore resta il negozio di prossimità, gestito da imprenditori che conoscono il territorio e i suoi clienti. È una struttura più frammentata, ma anche più radicata, capace di creare relazioni dirette e di tenere il valore vicino alle comunità in cui opera.

Com’è fatto il settore dell’usato in Italia

A comporre il settore sono soprattutto attività di piccola dimensione. I negozi in conto vendita gestiscono articoli affidati dai clienti, i mercatini storici animano le città, le piattaforme online allargano il raggio della compravendita tra privati e gli operatori del recupero tessile trattano grandi volumi di abiti usati. È un comparto trasversale per categorie merceologiche e capillare sul territorio. La sua natura, fatta di articoli vari e spesso unici, è anche la ragione per cui resta poco aggredibile dai modelli industriali su larga scala, che funzionano dove i prodotti sono seriali.

Ogni anello di questo tessuto ha un ruolo. I negozi in conto vendita offrono selezione e garanzia, e accompagnano sia chi vende sia chi compra. I mercatini storici tengono viva una tradizione fatta di ricerca e di scoperta. Le piattaforme online allargano il raggio della compravendita tra privati e avvicinano i più giovani all’usato. Gli operatori del recupero tessile gestiscono i grandi flussi di abiti, con un ruolo a metà tra commercio e gestione ambientale. Insieme compongono un settore vario, in cui convivono dimensioni e mestieri diversi, uniti dalla stessa idea di fondo: rimettere in circolo ciò che ha ancora valore.

Quanto pesa il settore dell’usato

Dietro la frammentazione c’è un peso economico tutt’altro che marginale. Secondo i dati di settore, in Italia operano oltre centomila realtà legate al riutilizzo, tra negozi, mercatini, piattaforme e operatori del recupero. È un esercito di piccole imprese che, sommate, generano occupazione e valore in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Ognuna di queste realtà, presa da sola, è piccola; tutte insieme formano un’economia di dimensioni rilevanti.

Anche sul piano dei volumi i numeri sono significativi. Secondo l’ISPRA, nel 2022 in Italia sono state avviate al riutilizzo circa 232.000 tonnellate di beni, e si contano intorno ai tremila esercizi che operano in conto terzi nella vendita dell’usato. Sono cifre che raccontano un comparto strutturato, fatto di flussi reali di articoli che tornano in uso invece di diventare rifiuti. Letti accanto al valore complessivo della secondhand economy, questi dati confermano che l’usato in Italia è un settore economico maturo, e non un fenomeno di nicchia.

Le associazioni che rappresentano il comparto

Per anni gli operatori dell’usato sono stati un settore poco rappresentato. La svolta è arrivata con la nascita di una rete associativa, i cui presupposti furono creati nel 2011 a Torino, in occasione degli Stati Generali dell’usato. Da allora gli operatori si sono organizzati, e oggi il comparto è rappresentato da più associazioni di categoria, tra cui Rete ONU, Unirau, Assorecuperi e Ariu, che ne difendono gli interessi nel dibattito pubblico, in particolare su temi come la raccolta del tessile e la responsabilità estesa del produttore. Avere una voce organizzata ha permesso al settore di sedersi ai tavoli istituzionali e di far valere il proprio ruolo nell’economia circolare.

Il lavoro delle associazioni ha cambiato il modo in cui il settore viene percepito. Da insieme di attività disperse, l’usato è diventato un interlocutore riconoscibile, capace di portare proposte e di contribuire alla scrittura delle regole che lo riguardano. È un passaggio importante, perché molte delle norme che incidono sul comparto, dalla gestione del tessile agli obblighi ambientali, vengono decise in sedi dove prima il settore non aveva voce. Essere rappresentati significa poter difendere il proprio modello e far conoscere il valore del riuso professionale.

Dal margine al riconoscimento

Il percorso verso il riconoscimento è stato lungo. Dagli Stati Generali del 2011 in poi, gli operatori hanno portato avanti un’azione costante presso le istituzioni, con proposte di legge per il riordino del settore e con la partecipazione diretta ai lavori parlamentari, costruendo un dialogo che prima non esisteva. Leotron, per esperienza e ruolo nel comparto, ha preso parte a questo percorso, portando la voce degli operatori fino in Parlamento, come racconta Il mercato dell’usato in prima linea alla Camera dei Deputati.

È stato un cammino fatto di passi graduali. Per anni l’usato professionale ha dovuto spiegare la propria legittimità, distinguersi dall’immagine del commercio informale e far capire che dietro un negozio in conto vendita ci sono regole, fisco e responsabilità precise. Il dialogo con le istituzioni ha permesso di colmare questa distanza, e di costruire nel tempo gli strumenti che oggi danno al settore una cornice riconosciuta.

L’audizione di Alessandro Giuliani (fondatore Mercatopoli e BABYBAZAR) alla Camera dei Deputati sulla disciplina del mercato dell’usato.

Il traguardo più concreto è arrivato di recente. Dal 1° aprile 2025 l’intermediazione nel commercio al dettaglio di articoli di seconda mano ha un codice dedicato, l’ATECO 47.91.10, che riconosce ufficialmente l’attività di chi gestisce la compravendita dell’usato. È la conferma, sul piano della classificazione economica, di un comparto che esiste da tempo e che chiedeva da anni di essere riconosciuto per ciò che è. Nella stessa direzione va il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, giunto alla sua ottava edizione nel 2024 con un sottotitolo che fotografa il cambiamento, dalla nicchia alla larga scala, e che documenta anno dopo anno la crescita del comparto. Il significato pratico del codice è approfondito in Codici ATECO 2025: riconosciuto il commercio dell’usato.

Il riconoscimento non è solo formale. Avere un codice dedicato significa che il settore può essere contato, misurato e rappresentato con precisione nelle statistiche economiche, e che le sue specificità possono essere considerate quando si scrivono regole fiscali e amministrative. È un riconoscimento che arriva dopo anni di esistenza concreta sul territorio, e che fotografa una realtà già matura. La distanza percorsa, dagli Stati Generali del 2011 al codice del 2025, racconta un settore che ha saputo organizzarsi e farsi ascoltare.

Cosa significa per chi fa secondhand professionale

Per chi gestisce un negozio dell’usato, questo quadro racconta un settore che ha conquistato dignità e riconoscimento. La struttura fatta di operatori indipendenti non è un limite, ma il punto di forza: dove i grandi operatori puntano sull’usato standard su larga scala, il negozio professionale lavora sulla selezione, sui pezzi unici e sulla fiducia di una relazione vicina alle persone. È la distinzione che Leotron e Pietro Luppi avevano descritto ne “La Rivincita dell’Usato”. Le associazioni danno voce al comparto, il riconoscimento normativo gli dà legittimità, e l’operatore che sa offrire qualità e competenza trova un mercato sempre più solido su cui costruire.

Il riconoscimento normativo, in particolare, cambia le prospettive. Un codice di attività dedicato dà chiarezza a chi apre, semplifica i rapporti con banche e istituzioni e colloca l’usato tra le attività economiche a pieno titolo. Per un imprenditore significa lavorare in un quadro più definito, con meno ambiguità e più legittimità. È la base su cui costruire un’impresa solida, sapendo che il settore in cui si entra è riconosciuto e in crescita, non un’attività ai margini.

Esposizione di oggetti vintage, antiquariato e articoli da collezione tra i banchi di un mercatino dell'usato

Il settore dell’usato in Italia è passato dal margine al riconoscimento, sostenuto da operatori radicati nel territorio e da associazioni che ne rappresentano gli interessi. È un comparto fatto di tante piccole realtà che insieme generano un’economia concreta e diffusa, e il suo riconoscimento ufficiale apre una fase nuova, in cui dignità e regole chiare diventano un punto di partenza per crescere. Leggere questo settore con la competenza di chi vi opera ogni giorno è il modo migliore per coglierne le opportunità e accompagnarne la crescita.

Leotron è la guida della secondhand economy. Uniamo consulenza, servizi e formazione per chi vuole aprire e gestire un negozio dell’usato e per le aziende che scelgono il riuso.

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