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Il mercato dell’usato in Italia: dati e tendenze

18 Aprile 2026

Il mercato dell’usato in Italia è un settore maturo, in crescita e scelto ogni anno da decine di milioni di persone. Questo articolo raccoglie i numeri che lo descrivono: quanto vale, quante persone lo praticano, dove si sposta la domanda e perché si compra e si vende. È pensato per chi guarda al secondhand come opportunità imprenditoriale o vuole comprendere a fondo un fenomeno ormai strutturale, e fa da riferimento per gli approfondimenti dedicati ai singoli dati e ai comportamenti di consumo.

Nel 2025 la secondhand economy in Italia ha generato un valore di 27,2 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL. Il dato arriva dall’Osservatorio Second Hand Economy, realizzato da BVA Doxa per Subito e giunto alla dodicesima edizione, la rilevazione che da oltre dieci anni fotografa la compravendita dell’usato tra privati. A scegliere l’usato sono stati 28,2 milioni di italiani, e per il 68% di chi acquista il secondhand è ormai la prima opzione di consumo. Per inquadrare questi numeri nel quadro più ampio conviene partire da cosa è e perché conta la secondhand economy, il filo che tiene insieme i dati che seguono.

Quanto vale il mercato dell’usato in Italia

Il valore di 27,2 miliardi di euro conferma il secondhand tra le componenti strutturali dell’economia italiana, lontano dai fenomeni di nicchia. La cifra resta stabile sui livelli record dell’anno precedente, mentre cresce il numero di persone coinvolte: è il segno di un mercato che si allarga nella quotidianità invece di concentrarsi su pochi affari di valore. Il valore complessivo include anche l’automotive, che resta però fuori dal perimetro dei negozi della rete. Guardando alle categorie che contano per il secondhand di prossimità, il mercato vive di abbigliamento e accessori, elettronica, articoli per la casa e la persona, sport e tempo libero, libri e articoli per bambini. Sono soprattutto tante transazioni quotidiane, di valore unitario contenuto, a raccontare quanto l’usato sia entrato nelle abitudini. Il dettaglio della domanda trova spazio nell’analisi sul consumo di usato in Italia.

Grafico concettuale che mostra il trend positivo e la crescita economica costante nel settore dell'usato

I segnali di una crescita strutturale

Più dei singoli numeri, è il loro insieme a raccontare un mercato che si radica. La partecipazione è salita al 65% della popolazione, due punti in più rispetto all’anno precedente. A crescere è soprattutto chi vende, in aumento di tre punti, segno che sempre più persone scelgono di dare valore a ciò che non usano più. Cresce anche la frequenza: il 24% di chi acquista e il 23% di chi vende lo fa almeno una volta al mese, mentre oltre la metà ricorre all’usato almeno ogni sei mesi. Sono i segnali, registrati anno dopo anno dall’indagine Doxa, di un fenomeno strutturale e non passeggero. Vale la pena leggerli con spirito critico: la rilevazione fotografa la compravendita tra privati e va affiancata alla conoscenza diretta del settore per cogliere ciò che i numeri da soli non dicono, a partire dalla differenza tra quante persone partecipano e quanto vale ciò che scambiano. Un riscontro indipendente arriva da un’indagine 2025 di Altroconsumo, associazione di consumatori, secondo cui circa tre italiani su quattro cercano prodotti usati e il 44% lo fa ogni mese: la convergenza tra una rilevazione di settore e una fonte indipendente dà solidità al quadro.

Chi compra e chi vende usato in Italia

Le ragioni delle due parti raccontano bisogni complementari. Chi acquista cerca prima di tutto il risparmio, motivazione principale per il 62%, con un vantaggio medio percepito intorno al 44% rispetto al nuovo. Chi vende vuole soprattutto liberare spazio, e subito dopo guadagnare: il 42% mette il guadagno tra le ragioni, per un ricavo medio intorno agli 830 euro l’anno, un’integrazione concreta al bilancio familiare. Spesso le due figure coincidono nella stessa persona in momenti diversi: chi porta a vendere ciò che non usa più torna ad acquistare quando ne ha bisogno. È questa continuità a tenere vivo il mercato. Tra le generazioni più giovani la spinta è particolarmente forte, come racconta l’analisi su millennials e secondhand.

Il digitale supera il fisico, e il negozio resta un valore

Per la prima volta il canale digitale ha superato quello fisico anche a valore, arrivando a rappresentare il 54% del totale, pari a 14,7 miliardi di euro, ed è usato dal 71% di chi pratica l’usato. La rapidità e la possibilità di gestire tutto da casa spiegano questa accelerazione. Accanto alle piattaforme tra privati cresce una proposta diversa e complementare: il negozio secondhand professionale, dove personale formato seleziona e garantisce gli articoli, l’acquisto avviene in un ambiente sicuro e chi vende affida i propri articoli senza pensieri. È la possibilità di vedere e toccare ciò che si acquista, di ricevere un consiglio competente e di contare su un presidio riconoscibile nel territorio. Online e negozio rispondono a momenti e bisogni diversi: la crescita digitale convive con una domanda che continua a cercare esperienza, fiducia e relazione, e i due canali si integrano più di quanto sembri.

Persona che effettua acquisti e pagamenti digitali tramite una piattaforma di shopping online

Cosa raccontano questi numeri a chi opera nel secondhand

Per chi gestisce o vuole aprire un negozio dell’usato, questi dati disegnano un settore con domanda ampia, distribuita e in aumento. La partecipazione di due italiani su tre indica un bacino di clienti trasversale. Il fatto che il secondhand sia la prima opzione d’acquisto per il 68% sposta l’usato dal terreno del ripiego a quello della scelta preferita. La crescita dei venditori, inoltre, alimenta proprio la materia prima del conto vendita: più persone vogliono dare valore a ciò che non usano più e cercano un canale affidabile per farlo. Le spinte che muovono il mercato, dal costo della vita a una cultura del riuso sempre più diffusa, dal digitale al riconoscimento normativo, indicano una direzione di crescita destinata a proseguire. È il bisogno su cui si fonda il modello del negozio professionale, costruito sulla relazione con due tipi di cliente.

Un mercato riconosciuto anche dalle istituzioni

La maturità del settore trova conferma sul piano normativo. Dal 1° aprile 2025 l’intermediazione nel commercio al dettaglio di articoli di seconda mano ha un codice dedicato, l’ATECO 47.91.10, che riconosce in modo esplicito l’attività di chi gestisce la compravendita dell’usato. È un passaggio che fotografa un cambiamento già avvenuto nei comportamenti: un mercato da oltre 27 miliardi di euro entra a pieno titolo nella classificazione ufficiale delle attività economiche. Il significato pratico di questo riconoscimento è approfondito nell’articolo dedicato al codice ATECO per il commercio dell’usato.

I numeri raccontano un mercato dell’usato in Italia solido, scelto da decine di milioni di persone e destinato a crescere ancora. Dietro ogni dato c’è una rete di negozi, persone e competenze che trasformano il riuso in un’economia concreta. Leggere questi numeri con l’esperienza di chi opera nel secondhand da oltre trentacinque anni è il modo più affidabile per coglierne le direzioni e le opportunità.

Leotron è la guida della secondhand economy. Uniamo consulenza, servizi e formazione per chi vuole aprire e gestire un negozio dell’usato e per le aziende che scelgono il riuso.

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