Nel mercato dell’usato i giocattoli occupano una posizione particolare. Smettono di essere utilizzati perché il bambino cresce e passa ad altro, quindi arrivano in negozio ancora in ottime condizioni molto più spesso di quanto accada in altre categorie. Questa caratteristica si riflette su tre cose: la qualità media dell’offerta, il ritmo con cui il carico arriva e le verifiche che il negozio deve saper fare. Qui vediamo come funziona la categoria, che cosa la rende diversa dalle altre e quali attenzioni chiede a chi la gestisce. Il quadro generale del settore sta nell’articolo Secondhand economy: cos’è e perché conta.
Il bambino cresce e il giocattolo resta buono
La differenza con le altre categorie è netta. Un elettrodomestico si sostituisce quando smette di funzionare bene, un capo quando cambia la taglia o il gusto, un mobile quando cambia la casa. Un giocattolo lascia la casa quando il bambino passa alla fase di gioco successiva, e questo accade nel giro di mesi.
Ne deriva un’offerta che parte da una condizione migliore. Il gioco in scatola usato per una stagione, la pista delle macchinine montata poche volte, il set di costruzioni che ha appassionato per un inverno arrivano con vita davanti. Per il negozio significa un assortimento che si presenta bene già al carico, perché la regola è quella di sempre: si prende in carico ciò che è pronto per la vendita, e ciò che non lo è resta al cliente. Per chi compra significa trovare articoli che nel nuovo costerebbero molto di più.
La stessa dinamica vale per la puericultura, cioè gli articoli che accompagnano i primi anni, dal seggiolone al lettino fino ai giochi di attività. Sono oggetti usati per un periodo definito dalla crescita e poi liberati, e il loro ciclo si presta al passaggio di mano più di quasi ogni altra categoria della casa.
La sicurezza è la verifica che conta
È il punto che distingue questa categoria da tutte le altre della serie. Sui giocattoli la conformità è materia europea e le regole si stanno rinnovando. Il quadro storico è la direttiva 2009/48/CE, recepita in Italia, che ha introdotto la marcatura CE sui giocattoli e le norme tecniche della serie EN 71 su proprietà meccaniche, infiammabilità e sostanze chimiche.
Dal dicembre 2025 esiste il Regolamento (UE) 2025/2509 sulla sicurezza dei giocattoli, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 12 dicembre 2025. Sostituisce la direttiva e si applica direttamente in tutti gli Stati membri, senza recepimento nazionale. Introduce requisiti più severi sulle sostanze chimiche, regole per i giocattoli connessi e il passaporto digitale di prodotto, la scheda accessibile da un codice che accompagna il modello e ne rende leggibile la conformità. Il periodo di transizione è lungo: l’abrogazione della direttiva scatta il 1° agosto 2030, e i giocattoli immessi sul mercato in conformità alla direttiva prima di quella data restano liberi di circolare. La logica del passaporto digitale è la stessa che il quadro europeo sta estendendo ad altre categorie, come raccontiamo nell’articolo Ecodesign e diritto alla riparazione: cosa cambia per l’usato.
Per un negozio dell’usato la conseguenza pratica è chiara. Gli articoli che riceve sono già stati immessi sul mercato, spesso anni prima, quindi il lavoro non è quello di chi certifica ma quello di chi verifica. Le verifiche possibili sono concrete: la presenza della marcatura CE e delle avvertenze, l’indicazione della fascia d’età, l’integrità delle parti, l’assenza di pezzi piccoli staccati sui giochi destinati ai più piccoli. A queste si aggiunge il controllo sui richiami, perché il sistema europeo di allerta rapida pubblica le segnalazioni sui prodotti ritirati e resta consultabile in qualsiasi momento.
La completezza vale quanto lo stato
Un puzzle a cui manca un pezzo, un gioco in scatola senza dadi, un set di costruzioni con metà mattoncini: sono articoli integri all’aspetto e incompleti alla prova. In questa categoria la completezza pesa quanto lo stato di conservazione, e la verifica al carico è la sola che la accerta.
È un lavoro che richiede tempo e che ripaga due volte. La prima verso chi compra, che porta a casa un gioco funzionante e torna. La seconda verso chi vende, perché una selezione dichiarata e visibile costruisce la fiducia che fa arrivare il carico successivo. Vale qui il principio che governa l’intera serie merceologica: la selezione al carico è una scelta di marketing prima ancora che operativa, come si vede anche nell’articolo Libri secondhand: come funziona la categoria nel mercato dell’usato, dove la rotazione alta chiede lo stesso rigore.
Sui giocattoli con parti elettriche o alimentate a pile la verifica si estende al funzionamento e al vano batterie, che va controllato e lasciato pulito. Sui giocattoli connessi, cioè quelli che si collegano a un’applicazione o a una rete, la categoria sta cambiando in fretta e conviene trattarli con la stessa attenzione riservata all’elettronica.
Pulizia e presentazione
Un giocattolo passa dalle mani di un bambino a quelle di un altro, quindi la pulizia è parte del prodotto e non un accessorio. Le superfici lavabili si trattano con prodotti adatti ai materiali, il tessile segue le stesse attenzioni dell’abbigliamento, e la presentazione ordinata sullo scaffale fa il resto. Il metodo per il tessile lo trovi nell’articolo Igienizzazione dell’abbigliamento usato nel mercatino: cosa serve davvero.
L’ordine per fascia d’età è la scelta espositiva che funziona meglio, perché è il modo in cui chi compra cerca. Un genitore entra sapendo quanti anni ha il bambino e non quale marchio vuole, e trovare lo scaffale organizzato su quel criterio accorcia la ricerca. Le scatole originali, quando ci sono, aiutano a leggere il contenuto e le avvertenze.
I marchi e l’autenticità
I giocattoli di marca circolano molto nell’usato, e il negozio può rivenderli e nominarli per descrivere l’articolo che ha davvero in vetrina. Vale la stessa cornice dell’abbigliamento: il diritto di rivendere un articolo originale e di citarne il marchio esiste, e il confine sta nel non far intendere un legame ufficiale con il produttore.
La verifica dell’autenticità al carico protegge il negozio e chi compra, e su questa categoria conta il doppio, perché un’imitazione può saltare i requisiti di sicurezza che il prodotto originale rispetta. Il quadro completo sta nell’articolo Articoli contraffatti nel mercatino dell’usato: cosa rischia il negozio e come proteggersi.
Trasporto e mobilità: qui vale una regola scritta
Dentro la categoria convivono articoli molto diversi, e quelli legati al trasporto e alla mobilità del bambino chiedono una regola scritta invece di una valutazione caso per caso. Su questi Leotron ha adottato una Safety Policy infanzia pubblica, che fissa lo standard minimo per seggiolini auto, ovetti, rialzi, navicelle predisposte per il trasporto in auto, travel system, passeggini e carrozzine. I punti vendita aderenti ai franchising della rete applicano procedure interne coerenti con quel documento.
Il principio guida è la prudenza: quando manca un elemento minimo di verificabilità, cioè l’etichetta, l’identificazione o l’integrità, l’articolo resta fuori dal ciclo di vendita. Sui dispositivi di ritenuta per l’auto la regola è netta e non si negozia: si accettano soltanto i prodotti con etichetta di omologazione bianca o arancione che riporta la dicitura UN/ECE R129, cioè i-Size, mentre un’etichetta ECE R44/04, assente o illeggibile porta al rifiuto. Prima di prendere in carico si fa una domanda tracciabile su urti, incidenti e cadute rilevanti, e una risposta incerta vale quanto un sì.
Passeggini e carrozzine seguono un’altra strada, perché l’omologazione UNECE riguarda l’auto. Qui contano l’identificabilità di marca e modello e la sicurezza funzionale reale, con la norma tecnica EN 1888 come riferimento. Sul travel system la lettura è per componenti: il passeggino identificabile e sicuro si può trattare, mentre le componenti auto non accettabili tornano al venditore. Un articolo che non entra in vendita non esce dal negozio nemmeno in omaggio, e se una non conformità emerge a esposizione avviata l’articolo si ritira subito.
Il senso di questa scelta va oltre l’adempimento. Una regola scritta sposta la conversazione dal parere personale allo standard, toglie le trattative su un tema che non le ammette e protegge lo staff, perché una contestazione che riguarda un bambino pesa in modo diverso da qualsiasi altra. E rende credibile il reparto agli occhi delle famiglie, che su questi articoli comprano solo dove si sentono al sicuro.
Un secondo caso riguarda i giocattoli molto datati, quelli che precedono l’introduzione della marcatura CE. Hanno un mercato reale nel collezionismo e nel modernariato, dove il valore sta nella rarità e nello stato di conservazione, e vanno trattati per quello che sono: articoli da collezione destinati a un adulto, con una presentazione che lo dice in modo chiaro.
Il terzo caso sono gli articoli oggetto di un richiamo pubblico. La consultazione del sistema europeo di allerta rapida richiede pochi minuti e va fatta quando un articolo di marca arriva in quantità o quando la sua descrizione richiama una segnalazione nota. È una verifica semplice che protegge il negozio e la sua reputazione.
Una stagionalità che si può prevedere
Poche categorie hanno un calendario così leggibile. Il carico si intensifica dopo le feste e nei cambi di stagione, quando le case liberano spazio, e la domanda si concentra nelle settimane che precedono il Natale e attorno ai compleanni. Chi gestisce la categoria può quindi programmare: raccogliere quando il carico abbonda, selezionare con calma e presentare quando la domanda sale.
La rotazione resta comunque sostenuta, perché i bambini crescono tutto l’anno e ogni fascia d’età lasciata alle spalle libera articoli. È il motivo per cui lo scaffale dei giocattoli cambia volto in continuazione, come accade nell’articolo dedicato ad Abbigliamento secondhand: la categoria più viva del mercato dell’usato, che segue lo stesso ritmo per la stessa ragione.
Chi vende oggi compra domani
In questa categoria la continuità fra chi vende e chi compra è più evidente che altrove. La famiglia che porta i giochi della fascia superata torna poco dopo a cercare quelli della fascia successiva, e lo fa per anni, finché i bambini crescono. Il negozio che accoglie bene il primo momento si guadagna il secondo.
È una dinamica che il modello del conto vendita valorizza, perché chi porta gli articoli riceve un valore in cambio e spesso lo reinveste sullo stesso scaffale. Dentro la rete questa categoria ha un’insegna dedicata, BABYBAZAR, specializzata sull’infanzia da zero a dodici anni, mentre nei negozi multi-categoria convive con gli altri reparti e ne trae vantaggio, perché la stessa visita risolve più bisogni.
I giocattoli sono la categoria che mostra meglio perché il riuso funziona: articoli che finiscono il loro compito in una casa e ne iniziano un altro in quella accanto, con la stessa capacità di far giocare. Per chi gestisce un negozio dell’usato sono un reparto che chiede verifiche precise e restituisce assortimento di qualità, carico costante e clienti che tornano. Se vuoi seguire come si muovono le categorie del secondhand, iscriviti alla nostra newsletter.
