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Consumo di usato in Italia: i nuovi numeri

19 Aprile 2026

In Italia comprare e vendere usato è una pratica diffusa e in crescita. Questo articolo guarda al consumo di usato nel dettaglio: quanti italiani lo praticano, con quale frequenza, in quali categorie, attraverso quali canali e per quali ragioni. È pensato per chi vuole capire la domanda reale di seconda mano, oltre al valore complessivo del mercato, e leggere i comportamenti che la muovono. Per la fotografia d’insieme il riferimento è l’articolo sui dati del mercato dell’usato in Italia.

Ampia scelta di abbigliamento usato di qualità selezionato per i clienti del mercatino.

Nel 2025 il 65% degli italiani ha comprato o venduto usato, pari a 28,2 milioni di persone, in crescita rispetto all’anno precedente. Il dato arriva dall’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa per Subito. Più del numero di persone, a raccontare la profondità del fenomeno è la frequenza: il 24% di chi acquista e il 23% di chi vende lo fa almeno una volta al mese, mentre oltre la metà ricorre all’usato almeno una volta ogni sei mesi. Il consumo di usato è entrato nella routine. Vale la pena distinguere due misure spesso confuse, quante persone partecipano e quanto vale ciò che scambiano: la prima racconta la diffusione dell’abitudine, la seconda il peso economico, e leggerle insieme aiuta a capire come si muove la domanda. Per il quadro generale del fenomeno il riferimento è cosa è e perché conta la secondhand economy.

Cosa comprano gli italiani di usato

Le categorie del secondhand di prossimità sono abbigliamento e accessori, elettronica, articoli per la casa e la persona, sport e tempo libero, libri e articoli per bambini. Il valore complessivo del mercato include anche transazioni che restano fuori dal perimetro dei negozi della rete: il consumo che ci interessa è fatto di tante transazioni quotidiane, di valore unitario contenuto, come un capo o un libro. Per chi gestisce un negozio dell’usato multi-categoria questa varietà è la norma, perché lo stesso cliente attraversa più reparti in momenti diversi.

Dietro le categorie ci sono ritmi di consumo diversi. L’abbigliamento e gli accessori si rinnovano spesso e generano il maggior numero di transazioni, perché il guardaroba cambia di stagione in stagione e i bambini superano in fretta le taglie. L’elettronica si muove sui cicli di sostituzione dei dispositivi, gli articoli per la casa e il tempo libero seguono i momenti della vita, mentre libri e articoli per l’infanzia contano su un pubblico fedele. Conoscere questi ritmi aiuta un negozio a comporre un assortimento che parla a più bisogni nello stesso bacino di clienti, e a tenere viva la rotazione lungo tutto l’anno.

Dove si compra e si vende

Il canale digitale guida il mercato e nel 2025 genera il 54% del valore complessivo, usato dal 71% di chi pratica l’usato, attratto dalla rapidità e dalla possibilità di gestire tutto da casa. Accanto all’online resta solido il canale fisico, fatto di negozi dell’usato dove la selezione, la garanzia e il consiglio fanno la differenza. I due canali si integrano più di quanto sembri: molti negozi usano le piattaforme per ampliare il proprio raggio, e molti clienti alternano ricerca online e acquisto in negozio. Online e fisico non si contendono il cliente, lo accompagnano in momenti diversi.

I due canali rispondono a bisogni differenti. Il digitale dà rapidità, ampiezza di scelta e la comodità di gestire tutto da casa, e per questo attira soprattutto chi cerca velocità. Il negozio offre la possibilità di vedere e toccare gli articoli, di ricevere un consiglio e di contare su una garanzia e su un volto riconoscibile. Molti italiani usano entrambi, cercando online e acquistando in negozio, o viceversa. Per chi opera nel settore questa convivenza è un’opportunità: presidiare il digitale allarga il raggio, mentre la cura dell’esperienza in negozio costruisce la relazione che fa tornare il cliente.

Perché si compra usato

Le ragioni d’acquisto confermano una gerarchia chiara. La convenienza resta la spinta principale, motivazione per la maggioranza di chi compra, con un risparmio medio percepito intorno al 44% rispetto al nuovo. Subito dopo arriva la sostenibilità, ormai una motivazione di peso. Cresce infine la ricerca di unicità, il desiderio di trovare un pezzo che il nuovo non offre, oggi indicata da una quota rilevante di acquirenti. Proprio questa leva, che qualche anno fa pesava poco, conferma una previsione che Leotron e Pietro Luppi avevano avanzato ne “La Rivincita dell’Usato”. Tra le generazioni più giovani la spinta è particolarmente forte, come racconta l’analisi su millennials e secondhand.

Queste tre leve, convenienza, sostenibilità e unicità, raramente agiscono da sole. Spesso si sommano nello stesso acquisto: si sceglie l’usato per spendere meno, e nel farlo si compie anche una scelta più consapevole e si trova un pezzo che il nuovo non offre. È questa combinazione a rendere il consumo di usato stabile, perché non dipende da una singola motivazione ma da più ragioni che si rafforzano a vicenda.

Quanto incide l’usato sul bilancio familiare

Il consumo di usato non è più un gesto simbolico, ma una voce concreta dell’economia domestica. Tra chi acquista, il 59% riconosce un contributo positivo al proprio bilancio familiare. Tra chi vende la quota sale al 26%, in netto aumento rispetto all’anno precedente, segno che vendere ciò che non si usa più è diventato un modo riconosciuto per integrare le entrate. Chi vende ricava in media intorno agli 830 euro l’anno, e in un contesto di costo della vita in crescita questa cifra pesa. È una delle ragioni per cui l’usato cresce proprio nei momenti di incertezza: offre un sollievo reale, sia a chi cerca convenienza sia a chi cerca liquidità.

Chi vende usato e perché

Accanto a chi compra c’è chi vende, e il consumo di usato non si capisce davvero senza guardare a questo lato. Sempre più italiani mettono in vendita ciò che non usano più, e lo fanno per ragioni concrete: liberare spazio in casa, dare nuova vita a oggetti ancora buoni e ricavarne una somma che integra il budget. La crescita dei venditori che riconoscono un contributo positivo al bilancio familiare racconta proprio questo passaggio, da gesto occasionale ad abitudine consapevole.

Chi vende e chi compra, del resto, sono spesso la stessa persona in momenti diversi. Si rivende il guardaroba della scorsa stagione e, poco dopo, si torna a cercare qualcosa per sé o per i figli che crescono. Questa continuità tiene insieme l’intero ciclo del consumo di usato e alimenta il negozio dell’usato, che vive del ricambio costante tra ciò che entra e ciò che esce. Per chi gestisce un negozio in conto vendita, un pubblico abituato a vendere è prezioso quanto un pubblico abituato a comprare, perché garantisce il flusso di articoli su cui si fonda l’attività.

Pezzi unici e usato standard

La crescita dell’unicità segna una linea di divisione nel mercato. Da una parte c’è l’usato standard, articoli comuni rimessi in circolo su larga scala, sempre più gestito anche dalle grandi aziende nel quadro dell’economia circolare. Dall’altra c’è l’usato di pezzi unici, selezionato e proposto dai negozi in conto vendita e dagli operatori specializzati, dove il valore sta nella scelta, nella qualità e nella storia del singolo articolo. È su questa seconda dimensione che il negozio professionale costruisce la propria proposta: offrire selezione, fiducia ed esperienza invece di competere sul prezzo dell’articolo comune. Per chi opera nel secondhand è la direzione che distingue un’attività di valore.

Esposizione di pezzi unici, oggetti d'antiquariato e collezionismo in un negozio dell'usato.

Chi ancora non compra usato, e perché

Capire chi resta fuori aiuta a leggere il mercato. Tra chi non acquista usato, le ragioni più frequenti sono la difficoltà ad abituarsi all’idea di un articolo già appartenuto ad altri e la mancanza di un punto vendita comodo da raggiungere. Sono ostacoli su cui il negozio fisico ben gestito incide direttamente: un ambiente curato, articoli puliti e pronti all’uso e una presenza vicina alle persone rispondono proprio a queste obiezioni. La distanza tra chi compra e chi ancora non lo fa si accorcia dove l’usato si presenta come un’esperienza di acquisto normale e affidabile. Ogni cliente conquistato, del resto, tende a tornare e a portare con sé i propri articoli da vendere, allargando nel tempo sia la domanda sia l’offerta.

I numeri sul consumo di usato in Italia raccontano una domanda ampia, frequente e sempre più consapevole, che cerca convenienza ma anche qualità e unicità. È un comportamento entrato nella normalità, destinato a crescere ancora. Leggere come, dove e perché gli italiani scelgono l’usato è il punto di partenza per chi vuole intercettare questa domanda con competenza.

Leotron è la guida della secondhand economy. Uniamo consulenza, servizi e formazione per chi vuole aprire e gestire un negozio dell’usato e per le aziende che scelgono il riuso.

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