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Codici ATECO 2025: riconosciuto il commercio dell’usato

30 Aprile 2026

Il commercio dell’usato ha ottenuto un riconoscimento formale. Con la revisione della classificazione ATECO 2025, l’ISTAT ha introdotto il codice 47.91.10, dedicato ai servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio di articoli di seconda mano. Il codice è operativo dal 1 aprile 2025 e dà chiarezza normativa e fiscale a un settore sempre più strategico per l’economia circolare. Per anni chi lavorava nell’usato in conto terzi ha utilizzato codici generici, adattati a fatica a un’attività dalle caratteristiche precise. Ora quel vuoto si chiude, e l’usato in conto terzi entra in una categoria economica che lo rappresenta.

Cos’è un codice ATECO e perché serve averne uno specifico

Ogni attività economica in Italia è identificata da un codice ATECO, la classificazione alfanumerica definita dall’ISTAT e usata a fini fiscali, statistici e amministrativi. Il codice descrive in modo standardizzato il tipo di attività svolta da un’impresa, e la accompagna in molti passaggi. Serve quando apri la partita IVA, quando partecipi a un bando pubblico, quando chiedi un’autorizzazione al comune e quando applichi le norme fiscali e contributive. È anche il riferimento con cui l’attività viene letta da banche, assicurazioni e fornitori, e con cui rientra nelle rilevazioni statistiche nazionali.

Con un codice che descrive l’attività in modo preciso, tutto il resto scorre più lineare. L’inquadramento fiscale è chiaro, l’accesso agli incentivi è possibile, il dialogo con enti locali e istituzioni parte da basi solide. Un’attività priva di un codice che la rappresenti resta invece ai margini della classificazione, con conseguenze concrete: un inquadramento fiscale incerto, l’esclusione da incentivi mirati e interpretazioni difformi da parte degli uffici pubblici. Un settore con un peso economico e sociale reale merita un’identità formale che lo racconti per quello che è.

Nasce il codice ATECO 47.91.10 per l’usato in conto terzi

Con la revisione dei codici ATECO 2025 l’ISTAT ha introdotto una voce specifica: “Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano”, identificata dal codice 47.91.10. La classificazione è in vigore dal 1 gennaio 2025 ed è operativa dal 1 aprile 2025.

La parola che conta è intermediazione. Il codice descrive un’attività che non compra e rivende in proprio, ma mette in contatto chi vende e chi compra, e gestisce l’esposizione e la vendita per conto del proprietario. È una distinzione che ATECO 2025 rende netta anche nella struttura dei codici. Il 47.91.10 riguarda l’intermediazione, cioè il conto terzi. Il commercio al dettaglio di articoli di seconda mano, cioè chi acquista la merce e la rivende in proprio, ha invece una voce distinta. Due modelli diversi, due codici diversi.

Prima di questa novità l’usato in conto terzi restava quasi invisibile sul piano normativo. Il codice che più gli si avvicinava era il 46.19.02, “Procacciatori d’affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno”: una figura molto lontana da un negozio dell’usato, che non ne restituiva la natura reale. Da qui nascevano interpretazioni difformi da parte di Comuni e Camere di Commercio. Il 47.91.10 colma questa distanza e riconosce l’attività per quello che è, un servizio di intermediazione.

Conto terzi: il modello che ora ha un codice

Il conto terzi è un modello di vendita con regole precise. Il negozio espone articoli di proprietà di un privato e gli riconosce una percentuale del ricavato quando l’articolo viene venduto. Non c’è un acquisto diretto della merce. C’è un servizio: il negozio opera in nome e per conto del venditore, lo aiuta a dare nuovo valore ad articoli che non usa più e segue la vendita con criteri professionali e strumenti digitali che permettono al proprietario di monitorare l’andamento.

Questo modello è diverso dall’acquisto e dalla rivendita, dove il negoziante compra la merce e la rivende in proprio. Nel conto terzi la proprietà resta del privato fino alla vendita, e il ricavo del negozio nasce dal servizio di intermediazione. È proprio questa natura di intermediazione che il codice 47.91.10 descrive. La formula si adatta a negozi con reparti diversi, dall’abbigliamento agli articoli per la casa, perché descrive il servizio a prescindere dalla categoria dell’articolo. Il funzionamento del modello, con il contratto che lo regge, lo trovi in Conto vendita da privati: come funziona nel mercatino dell’usato.

In Italia i negozi che lavorano in conto terzi sono circa tremila. È il sistema alla base dei network in franchising Mercatopoli, BABYBAZAR e Riclò, gestiti da Leotron, ed è anche il modello con cui operano i negozi della rete NIU.eco, l’associazione che riunisce imprenditori indipendenti dell’usato. In tutti questi negozi gli articoli usati di proprietà dei privati vengono messi in vendita con criteri professionali, trasparenza e strumenti che permettono a chi vende di seguire ogni fase.

Chi porta articoli da vendere e chi cerca un buon acquisto sono spesso la stessa persona in momenti diversi. Una famiglia affida al negozio ciò che non usa più e, nella stessa visita, trova qualcosa di utile a un prezzo conveniente. Il conto terzi tiene insieme questi due movimenti, e il codice 47.91.10 riconosce proprio il servizio che li rende possibili.

Cosa cambia in concreto per chi opera nell’usato

Chi già lavora nel settore può valutare con il proprio commercialista se aggiornare il codice ATECO e allinearlo alla nuova classificazione. L’operazione è semplice. Si verifica il codice attualmente in uso, si valuta con il professionista se il 47.91.10 descrive meglio l’attività e, quando serve, si comunica la variazione agli enti competenti. Il nuovo codice può convivere con eventuali codici collegati ad attività complementari, e sarà il commercialista a indicare la combinazione più corretta per il tuo caso. Il beneficio è tangibile: un inquadramento fiscale più chiaro e una posizione riconosciuta sul piano istituzionale.

Il vantaggio più concreto riguarda proprio la chiarezza. Un codice che descrive con precisione l’intermediazione nell’usato riduce le interpretazioni difformi da parte di Comuni e Camere di Commercio, che in passato inquadravano l’attività in modi diversi da un territorio all’altro. E migliora la qualità dei dati statistici sul settore, che a loro volta rafforzano il peso dell’usato nel dibattito economico e istituzionale. Il quadro completo della gestione, dagli adempimenti alla fiscalità, lo trovi in Gestire un negozio dell’usato: adempimenti, fiscalità e operatività.

Il team commerciale di Leotron conosce da vicino la secondhand economy e affianca gli operatori nella transizione al nuovo codice. Se stai valutando l’aggiornamento del tuo inquadramento, possiamo aiutarti a capire come muoverti.

Perché il riconoscimento conta per tutto il settore

Il codice 47.91.10 non riguarda soltanto il singolo negozio. Riguarda la credibilità di un intero comparto. Quando un’attività compare con un codice proprio nelle statistiche ufficiali, il suo peso diventa misurabile, e un settore misurabile conta di più nel confronto con le istituzioni. I dati raccolti con precisione permettono di quantificare quanti articoli tornano in circolo, quante persone lavorano nel riuso professionale e quale valore economico genera la secondhand economy in Italia. Nel tempo, dati più solidi aiutano a raccontare il contributo del riuso professionale con numeri verificabili, invece che con impressioni generiche.

Questa visibilità apre porte concrete. Rende più semplice chiedere incentivi calibrati sul riuso, costruire bandi che riconoscano il ruolo ambientale e sociale del settore, dialogare con le istituzioni su regole adeguate all’attività reale. E rafforza la fiducia di chi entra in negozio, perché un’attività inquadrata con chiarezza trasmette professionalità sia a chi porta articoli da vendere sia a chi cerca un buon acquisto. Il riconoscimento formale, in questo senso, sostiene la crescita di tutti gli operatori dell’usato in conto terzi.

Un riconoscimento atteso da chi vive il settore

Leotron è la guida della secondhand economy. Affianca gli operatori dell’usato con software gestionali dedicati e con un supporto costruito sull’esperienza diretta del settore. Il riconoscimento del codice 47.91.10 conferma la validità di un comparto che il network segue e sostiene da sempre.

Questo risultato arriva da un percorso lungo. Già nel 2019 la richiesta di un inquadramento che riconoscesse la natura di intermediazione dell’usato in conto terzi era stata portata in Parlamento, quando Alessandro Giuliani, fondatore e attuale CEO di Leotron, è stato ascoltato in audizione alla Camera dei Deputati. La preoccupazione di allora era evitare che il conto terzi venisse ridotto a mera attività commerciale, e ottenere invece il riconoscimento del servizio di intermediazione. Il 47.91.10 nomina esattamente questa intermediazione. Quel passaggio lo raccontiamo nell’articolo Il mercato dell’usato in prima linea alla Camera dei Deputati. Il lavoro è passato anche attraverso Rete ONU, l’associazione che riunisce gli operatori dell’usato. La creazione del 47.91.10 va oltre l’aspetto burocratico. È il segnale di un cambiamento culturale ed economico che mette al centro la sostenibilità e il riuso consapevole.

Il codice ATECO 47.91.10 dà all’usato in conto terzi il posto che gli spetta nella classificazione economica italiana, quello di un servizio di intermediazione riconosciuto. Per chi gestisce un negozio è il momento di verificare il proprio inquadramento con il commercialista e di valorizzare la chiarezza che questa novità porta con sé. Leotron accompagna gli operatori in questa fase con software gestionali e consulenza specializzata, perché la crescita della secondhand economy passa anche dal riconoscimento formale di chi la costruisce ogni giorno.

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