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La storia di Leotron: dal software gestionale alla secondhand economy

Team marketing Leotron

9 Aprile 2026

Leotron nasce il 10 ottobre 1988, e non nasce nell’usato. Nasce come software house, fondata da Alessandro Giuliani a ventitré anni, e per i primi quattro anni scrive programmi gestionali su misura per aziende di settori diversi. Del mercato dell’usato non sa nulla, e nessuno in azienda immagina che diventerà il lavoro di una vita.

Il 1992, un incontro che cambia direzione

Nel 1992 un commercialista mette l’azienda in contatto con un imprenditore che vuole aprire un negozio dell’usato, con articoli affidati da privati in conto vendita. Serve un software capace di gestire quel meccanismo, che allora non esisteva. Lo scriviamo. Si chiama Junkit, ed è il primo programma italiano sviluppato per il commercio dell’usato in conto terzi.

Da quel lavoro nasce qualcosa di più grande di un prodotto. Scrivere il software di un negozio significa capirne il funzionamento fin dentro le pieghe: come entra un articolo, come si valuta, come si espone, come si rimborsa chi lo ha portato. Quella conoscenza, accumulata riga dopo riga, diventa la base di tutto quello che viene dopo.

La collaborazione con quell’azienda prosegue fino al 1999. Nel 2001, dopo un paio d’anni di preparazione, esce un gestionale interamente riscritto, disegnato sull’esperienza tecnica maturata sul campo. Negli anni successivi nascono i network in franchising Mercatopoli e BABYBAZAR.

Il 2015, capire perché l’usato era guardato con sospetto

Per lungo tempo il mercato dell’usato è stato letto come un mercato di necessità, e collocato nelle vicinanze del rifiuto e della povertà. Era un problema di percezione, ed è come tale che andava studiato.

Nel 2015 abbiamo avviato un progetto con il dipartimento di Economia dell’Università di Verona, guidato dal professor Domenico Secondulfo, per analizzare con indagini qualitative e quantitative come viene percepito un articolo usato, e capire da dove nasceva quel sospetto. Ne è uscita una mappa di percezione che ancora oggi orienta le nostre scelte.

Il 2018, togliere la data dall’etichetta

La ricerca ha prodotto una conseguenza pratica, e non indolore. Nei negozi dell’usato l’etichetta riportava la data di carico dell’articolo, e superato un certo numero di giorni di esposizione scattava un ribasso automatico. Era la regola del settore, adottata da quasi tutti.

Quel meccanismo aveva tre difetti. Legava lo sconto al tempo, e non alla relazione con il cliente. Faceva leva su una scarsità che il moltiplicarsi dei negozi e delle piattaforme online aveva reso poco credibile, tanto che molti clienti aspettavano la scadenza per comprare a meno, rischiando di perdere l’articolo. E soprattutto penalizzava chi l’articolo lo aveva portato: in un sistema a provvigione, uno sconto sul prezzo di vendita si scarica direttamente sul rimborso al venditore.

Nel 2018 abbiamo tolto la data di carico dalle etichette dei negozi Mercatopoli e BABYBAZAR. Al suo posto sono arrivate le membership e le giornate di promozione, con i Buoni Acquisto a carico del negozio. Nello stesso periodo abbiamo iniziato a investire sull’aspetto dei punti vendita, sull’esposizione e sui materiali visivi, perché un negozio dell’usato può somigliare a un negozio, e non a un deposito.

Il 2021, mettere lo scopo nello statuto

Il 29 aprile 2021 Leotron è diventata una Società Benefit, tra le prime in Italia e la prima tra gli operatori dell’usato. Il percorso è raccontato in Leotron Società Benefit: l’usato che diventa beneficio comune.

Nello stesso arco di anni il lavoro è uscito dai confini dell’azienda. Leotron è tra i soci fondatori di Rete ONU, l’associazione nazionale degli operatori dell’usato, e ha portato le istanze del settore nelle sedi dove si scrivono le regole, come racconta Il mercato dell’usato in prima linea alla Camera dei Deputati.

Quello che resta

Ripercorrendo questi anni, la costante non è un prodotto né un network. È una convinzione: che il mercato dell’usato meriti gli stessi standard, la stessa cura e la stessa professionalità del commercio del nuovo, e che chi ci lavora meriti di essere trattato come un imprenditore, non come un ripiego.

Il resto sono conseguenze. Il software, i negozi, la formazione, il lavoro nelle associazioni. E le persone che lo fanno ogni giorno, dentro l’azienda e nei negozi della rete, con responsabilità, fiducia e voglia di crescere. Il quadro entro cui questa storia si muove è descritto in Secondhand economy: cos’è e perché conta.

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